Il Matrimonio nel mondo

Tante le tradizioni legate al rito del matrimonio nel mondo, influenzate dalla religione, dalle usanze popolari e profondamente influenzate dagli usi, dai costumi e dalla civiltà delle diverse popolazioni.
Ecco alcune curiosità: Afghanistan: qui il matrimonio, unione di due persone, si festeggia con moglie e marito separati. Anche gli invitati sono divisi tra uomini e donne. I regali vengono fatti dagli sposi agli invitati.
Cina: durante il giorno del matrimonio, la sposa non può né parlare né mangiare. Il suo vestito non sarà bianco, colore associato al lutto.
Corea del Sud: i matrimoni si celebrano nei parchi, con il marito che arriva a cavallo e la sposa su una poltrona, coperta di veli per essere al riparo da sguardi indiscreti.
Finlandia: qui è possibile sposarsi in una chiesa di ghiaccio, costruita ogni anno in dicembre e destinata a sciogliersi in aprile. Al matrimonio è possibile giungere in chiesa con slitte, cavalli o renne.
Giappone: il matrimonio tradizionale è quello scintoista e prevede che, durante la cerimonia, la sposa porti in testa un panno bianco, che rappresenta la sua intenzione di non essere gelosa. Gli sposi indossano kimoni molto vistosi e ciascuno di loro beve, per tre volte, da una ciotola con riso e sakè.
Grecia:ill matrimonio con rito ortodosso, la cui cerimonia è ricca di simbolismo, viene visto come unione di due anime, più che come contratto tra due persone.Per questo, la cerimonia non prevede lo scambio dei voti nuziali: gli sposi arrivano in chiesa portando delle candele bianche e, sull’altare, uniscono le proprie mani per consacrare il loro legame.
India: quasi tutti i matrimoni si svolgono in ottobre, mese in cui secondo la religione Indù le forze del bene prevalgono su quelle del male. Gli sposi stanno seduti su un trono e vengono ricoperti, dagli invitati, da benaugurali petali di fiori gialli.
Iran: dopo la cerimonia gli sposi, seduti su un trono, vengono fatti specchiare per la prima volta insieme, in un grande specchio sollevato dagli invitati.
Maldive: qui vige una curiosa legge secondo la quale una donna può divorziare e risposarsi con la stessa persona più volte. Dopo il terzo matrimonio con la stessa persona, però, la donna può risposarsi solo con un uomo diverso.
Mongolia: la cerimonia avviene in giorni di luna crescente, ma solo se non piove. Lo sposo regala alla moglie un baule con del cibo, uno con biancheria e un ombrello, segno di protezione.
Polinesia: la celebrazione del matrimonio, che prevede mesi di preparazione, vede i giovani del posto prendersi cura della coppia, seguendo riti della tradizione regale (massaggi, body-painting). Vestiti poi con il tipico pareo, gli sposi vengono condotti di fronte al capo della comunità, che pronuncia le preghiere e gli incantesimi di buon auspicio.
Russia: la cerimonia, in sé, è molto simile alla nostra ma la tradizione del matrimonio prevede che la sposa vesta di blu e che, durante la celebrazione, sia lei che il marito tengano in mano delle candele. Il bouquet, poi, può essere lanciato alle amiche della sposa al momento del sì.
Stati Uniti: i matrimoni negli USA possono essere di vario genere e rispecchiano usanze e tradizioni differenti. Las Vegas, per esempio, è nota per consentire di organizzare i matrimoni in poco tempo e con pochi soldi. A New Orleans, invece, le nozze si festeggiano con musiche, danze e due torte, una per gli invitati e l’altra che contiene 10 oggetti nascosti, che le amiche nubili dovranno estrarre alla cieca: chi troverà due anelli si sposerà al più presto mentre, chi trova un ditale rimarrà zitella.
Thailandia: il matrimonio in questo Paese è preceduto, il pomeriggio prima delle nozze, dalla purificazione degli sposi: un gruppo di monaci, in numero pari e mai meno di sei, si reca nella casa che ospiterà la nuova coppia ed effettua alcune aspersioni sul capo e sulle mani dei futuri sposi (un tempo, invece, il rito prevedeva un vero e proprio bagno). Il matrimonio vero e proprio è molto semplice: i monaci prima e tutti gli invitati poi passano davanti agli sposi, attingono un po’ d’acqua dalla bacinella sacra e la versano sulle mani congiunte degli sposi. 


La nascita del Matrimonio

Storia e significato del matrimonio Il matrimonio, inteso come unione di due persone finalizzata alla formazione di una famiglia, esiste sin dall’antichità, con forme e regole diverse che si sono evolute nel tempo. Nell′ antica Roma
La parola matrimonio deriva dal latino matrimonium che ha per radice mater (madre). Nell’antica Roma, il matrimonio era un’istituzione fondata sul diritto naturale, definita come unione sessuale di un uomo e di una donna. In una prima fase, presupponeva la sottomissione della donna all’autorità (manus) dell’uomo: questa forma di matrimonio, cum manu, riconosceva all’uomo, nei confronti della moglie, un potere analogo a quello esercitato sui figli e sugli schiavi.
Successivamente, al matrimonio cum manu subentrò il matrimonio sine manu, fondamentalmente libero e basato sul consenso degli sposi. Dal fatto che il matrimonio non si basi più su unione fisica ma sul consenso, derivano alcune importanti conseguenze, tra cui la legittimazione del divorzio, sia consensuale sia su iniziativa di uno dei due coniugi. Con il Cristianesimo
La Chiesa cristiana, che riconosceva le unioni contratte secondo il diritto romano, rese il matrimonio un sacramento e, in quanto tale, sacro e indissolubile. Dopo l’Editto di Milano, nel 313, la Chiesa richiese alcune modifiche al diritto vigente in merito al matrimonio: sollecitò l’introduzione del divieto di divorzio e di secondo matrimonio dei vedovi. Solo un paio di secoli più tardi l’imperatore Giustiniano ridusse i motivi legittimi di divorzio unilaterale e soppresse quello consensuale (reintrodotto pochi decenni dopo dal suo successore). Nel Medioevo
In quest’epoca, la Chiesa in parte accettò le regole del diritto germanico (che, a differenza del diritto romano, non riconoscevano alcuna autonomia alla volontà degli sposi), pur ripudiandone alcuni aspetti, come divorzio e concubinato (Carlo Magno ebbe legittimamente 4 concubine). A fine 800 la visione della vita matrimoniale venne riconsiderata e papa Niccolò I affermò, per la prima volta, il fondamento consensuale del matrimonio. Durante il Medioevo, la Chiesa ampliò notevolmente la nozione di incesto, estendendo la consanguineità fino al settimo grado e, di fatto, impedendo il matrimonio in un raggio di parentela molto più ampio rispetto a quanto consentito dal diritto romano. Fu in questa fase che, assumendosi il compito di indagare su eventuali consanguineità, separando sposi incestuosi e annullando matrimoni, la Chiesa assunse un vero e proprio ruolo giuridico. E ben presto il matrimonio entrò nel diritto canonico e divenne una cerimonia religiosa nella quale il prete, dopo aver accertato l’assenza di rapporti di consanguineità, accertava negli sposi l’esistenza della libera volontà di contrarre matrimonio. La Controriforma
Nel Concilio di Trento, nel 1563, la Chiesa definì solennemente la natura sacramentale del matrimonio, condannando le dottrine protestanti che l’avevano negata.
Lutero, che riconosceva l’origine divina del matrimonio, sosteneva che fosse stato istituito non in rapporto al problema della salvezza, ma in rapporto all’ordine naturale dei rapporti umani e, quindi, non era da considerarsi sacramento. Per queste ragioni, Lutero reinserì il matrimonio nel diritto civile, ammettendo anche casi di divorzio.
Da allora, il matrimonio civile si andò affermando nei Paesi protestanti, mentre in quelli cattolici restò competenza del diritto canonico fino alla Rivoluzione francese, quando la competenza della materia matrimoniale venne affidata al diritto civile e pian piano si estese in tutta Europa. In Italia, il matrimonio venne reintrodotto nel codice civile nel 1865; i Patti Lateranensi, nel 1929, introdussero invece un doppio regime, riconoscendo effetti civili ai matrimoni celebrati con rito cattolico.

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